Lodovica Mairè Rogati: Internet fuori controllo, donne rovinate dal motore di ricerca

Lodovica Mairè Rogati IoNonCiSto

L’attrice e conduttrice televisiva fa eco a Donald Trump e punta il dito contro Google. Ci ha raccontato la sua brutta esperienza con il mondo digitale e condiviso alcuni consigli per prevenire le violenze che le donne subiscono da parte dei grandi del web.

Nelle ultime settimane il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso pubbliche alcune sue osservazioni nei confronti del gigante del web Google, sospettato di manipolare le ricerche per influenzare la reputazione delle persone e dei partiti politici, tra le quali quella del “tycoon”. Dalla Casa Bianca è giunta l’indiscrezione di un ordine esecutivo per indagare sugli algoritmi di Google e verificare che non ci siano manipolazioni o pregiudizi che rovinerebbero la “neutralità” da sempre decantata dall’azienda californiana. Trump potrebbe non avere torto in merito all’imparzialità di Google: non a caso circa un anno e mezzo fa lo stesso motore di ricerca riceveva una multa di 2,42 miliardi di euro dall’Antitrust europea per la manipolazione dei risultati di ricerca a favore della piattaforma “Google Shopping”. Questi dibattiti stanno portando alla luce una serie di “mosse” politiche e sociali nei confronti di Google, soprattutto negli Stati Uniti, dove gli scandali sulla violazione della privacy e dei diritti fondamentali delle persone da parte delle multinazionali di Internet hanno sensibilizzato l’opinione pubblica negli ultimi mesi.

Molti movimenti femministi inoltre si sono “attivati” per combattere le ingiustizie che le donne subiscono su Internet puntando soprattutto il dito contro Google e Facebook. Basti pensare che recentemente alcune testate giornalistiche americane hanno accusato Google di razzismo, mentre le piattaforme online sono accusate di non adottare le misure necessarie per impedire la diffusione di immagini e video privati diffusi senza autorizzazione, oltre che di “fake news” e di altri dati sensibili.

Cosa succede invece in Italia? Anche nel nostro Paese, in cui una giovane donna si è suicidata per via della reperibilità su Internet di un suo video porno, i mass media stanno cominciando ad indagare sulla trasparenza e la neutralità di Google, Facebook e degli altri “big” di Internet, per cercare di fare luce sulla violazione dei tanti diritti delle persone. Ad esempio, recentemente il programma di inchiesta giornalistica “Le Iene” ha mandato in onda un servizio in prima serata riguardante gli effetti della violazione della privacy su Facebook. Che Google e Facebook giocassero con la vita delle persone e navigassero “in acque pericolose” lo si sapeva da tempo ed è stato ribadito dallo stesso Donald Trump in un recente “tweet”. Probabilmente nelle prossime stagioni vedremo dei cambiamenti “in meglio” e queste grandi compagnie del web dovranno adottare nuove misure per rispettare le Leggi e non violare i diritti delle persone nel mondo.

In Italia c’è un personaggio pubblico che ha avuto notevoli problemi di reputazione proprio per colpa dei motori di ricerca ed è al contempo impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne. Nell’ultimo anno ha dovuto “lottare” contro Google per rivendicare i propri diritti investendo ingenti risorse sia fisiche che patrimoniali. Chi meglio dell’attrice e conduttrice televisiva Lodovica Mairè Rogati, presidentessa dell’Associazione “Io Non Ci Sto”, puó spiegarci cosa succede sui motori di ricerca e per quale motivo il Presidente degli Stati Uniti ha fatto bene a puntare il dito contro Google.

Lodovica, cosa ti è successo?

Negli ultimi 10 anni sono circolate su Internet una serie di informazioni false riguardanti la mia persona. Ho vissuto in una “gogna” mediatica, sono stata vittima di pregiudizi, diffamata, calunniata. Ho dovuto ingaggiare avvocati, consulenti informatici ed autorità giudiziarie per far si che venissero rispettati i miei diritti e difesa la mia dignità. Ho subìto una violenza morale inaudita. E nessun risarcimento potrà mai essere adeguato.

Cosa c’entra Google?

Centinaia di siti Internet avevano pubblicato notizie obsolete sulla mia persona. Ho chiesto allora a Google di cancellarle, fornendo tutta la documentazione che legittimasse la mia richiesta e tutti i “link” delle rispettive pagine web. Era inaccettabile essere accusata di azioni mai commesse.

Qual è stata la risposta di Google?

Non cancelliamo niente perché sei un personaggio pubblico. Veditela con i siti web o con l’Autorità competente.

Come hai reagito?

Mi sono rivolta all’Autorità italiana per la protezione dei dati personali (Garante della Privacy, ndr) per tutelarmi dalla diffusione di queste informazioni false sulla mia persona. L’Autorità mi ha riconosciuto il diritto alla cancellazione delle suddette informazioni dai siti web delle testate giornalistiche ed ha ordinato a Google di rimuovere tutti i risultati di ricerca che effettuavano un collegamento a queste informazioni obsolete. Da oggi ho un protocollo che mi è stato assegnato e che viene utilizzato per rimuovere in automatico qualunque altra notizia falsa che possa uscire per mano di chi tenta ancora invano di farsi pubblicità utilizzando il mio nome. Ormai sono circa 3 milioni i cittadini europei che negli ultimi anni hanno recapitato a Google richieste di rimozione di dati personali dai risultati di ricerca. È evidente che il problema esiste ed è molto diffuso.

Fiducia in Trump?

Non mi esprimo politicamente, avró fiducia in chi sarà capace di addomesticare queste multinazionali di Internet e di tutelare i diritti delle persone, soprattutto delle donne. Non è possibile che il motore di ricerca sia una terra selvaggia dove poter diffondere “fake news” , video o foto private per danneggiare una persona. Non tutti possono permettersi ingenti spese legali e di consulenza per rivendicare i propri diritti.

Hai qualche consiglio da dare alle donne che utilizzano Internet tutti i giorni?

Si, consiglio di “googlare” il proprio nome e segnarsi tutti i risultati di ricerca che contengono informazioni riservate. Dopodiché, contattate un vostro legale di fiducia ed aggredite il motore di ricerca seguendo le procedure previste dai Regolamenti. Consiglio di limitare l’utilizzo dei social network (sarebbe bene non averli proprio!), di non inviare foto o video via Whatsapp, di non pubblicare informazioni personali pensando che siano “riservate”. La mia esperienza dice che i dati su Internet si diffondono senza controllo e le piattaforme che dovrebbero collaborare alla protezione dei dati non collaborano ma, anzi, ti sono nemiche!

Internet ha divorato l’Umanità. Ormai ne siamo tutti vittime e schiavi.